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FESTUNG EUROPA

Quando sento la parola “fuga”
il mio sangue scorre piu’ veloce,
sorge in me improvvisa la speranza
e son pronta a volare.

Quando sento dire di prigioni
distrutte da soldati,
come un bambino scuoto le mie sbarre
invano, ancora invano

Emily Dickinson



Un timido bussare alle porte dell’Europa. Dall’interno nessuna risposta. Un nuovo colpo, questa volta più forte. Nulla ancora. Qualcuno, in segreto e nel silenzio, prepara nuovi lucchetti, dispone nuove barriere. Un vano rinchiudersi, perché la forza della disperazione batterà ancora. A ogni colpo più forte. Arrivano a piedi con le scarpe lacere e piene di terra. Salpano di notte, gettando in quel gommone tutta una vita. In uno zaino. Fendono con le mani il filo spinato, e quel sangue che scorre li rafforza in volontà. Bussano alla “Fortezza Europa” , la sondano da ogni lato, la violano e la percorrono. Lungo quei binari, su quelle spiagge desolate, nel fango di quei campi profughi, lasciano un po’ di sé. Il resto è rimasto a casa, e non sarà mai più di loro proprietà. E loro stessi, non saranno mai più. Ombre.

Un viaggio alle fragili porte del Vecchio Continente. E oltre quelle porte stesse, ormai aperte. Da Ceuta a Bodrum, da Roszke a Kos, da Subotica a Budapest. Questa è la storia del viaggio di un fantasma, di chi ha abbandonato la propria identità. E, nonostante ciò, ancora aspetta.
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